Polaroid che passione: Recensione Fujifilm Instax Mini 9.

Finalmente dopo 1 mese sono tornata! In questi giorni ho ripreso in mano la mia macchina fotografica istantanea e ho iniziato a sperimentare un bel pò , non vedo l’ora di farvi vedere cosa sto combinando. Realizzare progetti con le fotografie istantanee è tutto un altro modo di vedere e devo dire che la cosa mi piace sempre di più. Come avete capito, oggi vi voglio parlare delle macchine fotografiche istantanee.

La Polaroid è stata inventata da Edwin H. Land nel 1948, il primo modello si chiamava Polaroid 95 e da subito conquistò tutti. Edwin Land è nato nel 1909 nel Connecticut, dopo la scuola superiore decide di frequentare Harvard e li inventa un foglio polarizzato chiamato Polaroid, da lì il nome dell’ azienda. Si racconta che l’idea sia nata dopo aver scattato una foto a sua figlia, lei subito dopo li chiede di poter vedere la fotografia, da lì ha l’idea di inventare la prima Polaroid.

Ora vi starete chiedendo: Perché mi piacciono così tanto le macchine fotografiche istantanee?

Per me è un emozione vedere apparire l’immagine sulla carta, l’attesa è un momento magico. Mi piace tenere in mano le mie piccole “cartoline artistiche” e guardarle e riguardarle all’infinito, un altra cosa che mi piace è regalare un ricordo alle persone che amo, in queste occasioni scatto sempre 2 foto , una è per me…

Come funziona?

E’ facilissimo, guarda e scatti, ma ci sono alcuni modelli che ti permettono di modificare la sensibilità ISO, la profondità di campo e la priorità dei tempo.

Io utilizzo una Fuijfilm Instax mini 9, mi è stata regalata dal mio compagno, devo dire che mi ha reso felice, la desideravo da tantissimo tempo.

Per imparare ad usarla ci bastano pochi minuti, possiamo soltanto regolare le modalità della luce ambientale, abbiamo diverse opzioni: la modalità per scattare all’interno, quella con molta luce, poca luce e cielo nuvoloso , troviamo un piccolo obiettivo, il flash ma è sempre attivo e un buon autofocus . Trovo la Instax Mini 9 una macchina fotografica molto interessante per il rapporto qualità prezzo con 80 euro ve la portate a casa, inoltre sto ottenendo dei buoni risultati, sono soddisfatta dei lavori che sto creando.

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Franco Fontana Fotografia creativa -esercizi per svegliare l’artista che dorme dentro di te. Recensione libro.

Per il mio compleanno ho voluto regalarmi questo libro, oggi voglio parlarne con voi. Fontana nel primo capitolo” Lo zen e la fotografia” inizia a parlarci della figura del cerchio.

Ho trovato questa riflessione molto bella e la voglio condividere con voi: ” La mia forma preferita è il cerchio, contiene tutto eppure è vuoto. Filosoficamente parlando, ha una caratteristica rara: come ogni cosa ha un inizio e una fine, solo che nessuno lì troverà mai. “Vuoto ” a noi occidentali fa paura anche solo la parola, figuriamoci il concetto. E’ sbagliato… Solo facendo il vuoto dentro di voi potrete conquistare libertà a sufficenza per imboccare una strada davvero vostra, senza fardelli, ne pesi morti. La mente libera contiene tutto, come il cerchio. Dovete fare in modo che contenga anche la macchina fotografica: la macchina non deve essere nelle vostre mani, ma nel vostro cuore. Deve essere parte di voi, costituire con voi un unità inscindibile, perché solo quando la macchina fotografica sarà nel fotografo e il fotografo nella macchina fotografica potranno fluire creatività e indipendenza. Io faccio cosi quando fotografo. A volte mi succede di trovare un paesaggio così irresistibile che dimentico tutto il resto. Lascio andare desideri, rancori, aspettative, fretta, il passato e il futuro, rimango solo io con la mia macchina fotografica e il paesaggio. Me ne lascio permeare: io divento il paesaggio e il paesaggio diventa me. Lo vivo. Permetto al paesaggio di riempire il mio vuoto , ne gioisco e solo allora scatto.

Franco Fontana, Puglia, 1987.

Continuando a leggere, sono ancora alle prime pagine del libro e mi rendo conto di ritrovarmi tantissimo nelle sue riflessioni; come me Franco Fontana è stato un autodidatta e per mantenersi ha svolto molti lavori : il salumiere, il montatore di antenne e negli anni 60 con dei soci vendeva arredamento. Durante il servizio militare rimane affascinato dagli scatti di un suo amico e decide di provare anche lui. Fotografava d’istinto senza sapere quello che faceva, come un bambino che si affaccia sul mondo.

Proseguo con la lettura e mi rendo conto finalmente di aver trovato un libro che non è il solito manuale di fotografia. Franco Fontana in questo libro ci vuole aiutare a cercare noi stessi e la nostra unicità fotografica, a risvegliare l’artista che è in noi, ci consiglia di non perdere mai la capacità di meravigliarci e di essere delle persone avventurose. Inoltre nel libro troviamo diversi esempi ed esercizi fotografici.

Ho trovato molto interessante l’esercizio dell’ essere e dell’ apparire. Fontana ci chiede di metterci davanti allo specchio e diventare al contempo osservatore e osservato. L’esercizio consiste nel realizzare 12 autoscatti, 6 dovranno contenere la nostra apparenza e 6 la nostra essenza. Nei sei autoritratti dell’apparire dobbiamo mostrarci e valorizzarci al massimo, invece nei sei autoritratti dell’ essere dobbiamo trovare il modo di esprimere quello che siamo.

“Gli autoritratti dell’essere devono rimanere riservati, quello che vi sto chiedendo è una ricerca viscerale. Gli autoritratti dell’essere devono appartenervi al punto che nessuno a parte voi possa capirli.”

Io ho deciso di accettare questa sfida e scatterò gli autoritratti, presto vi farò vedere i risultati ottenuti.

Vi è piaciuto l’articolo? Siete curiosi? e volete leggere altri esercizi del libro , vi lascio qui sotto il link per acquistare il libro su Amazon.

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