Anne Brigman

è una donna vittoriana, scalatrice, artista, pittrice, fotografa, poetessa e una femminista prima del femminismo. Anne fa parte del movimento foto- secessionista americano ed è stata la prima donna a mettersi a nudo davanti l’obiettivo già nei primi anni del 1900.

Le sue prime fotografie sono dei ritratti femminili, utilizza luci soffuse per creare atmosfere morbide, sospese, libere. Le sue fotografie evocano un tempo antico fatto di ninfe, rituali pagani durante i quali i corpi nudi si uniscono alla natura selvaggia.

“La sua specialità è l’ autoritratto come corpo non come volto, non come psicologia ma come integrazione con la natura. Il corpo è natura e lo si vede dalle forme, è la perfetta integrazione che abbiamo nella realtà. Lasciamo parlare il corpo.” ( tratto dal libro AutoFocus L’autoritratto fotografico tra arte e psicologia. )

“Le mie immagini raccontano la mia libertà di spirito, la mia emancipazione dalla paura”

Nel 1903 espone alcune sue fotografie al Terzo Salone Fotografico di San Francisco.

Dopo questa mostra la mole di lavoro inizia ad aumentare e riesce ad affittare una camera oscura a Okland Brockhunts street e poco dopo apre anche il suo studio a Berkeley . Frequenta un corso di scrittura creativa e unisce le due cose, le sue fotografie sono accompagnate dalle poesie che scrive.

“Già l’idea di una donna che scattava nudi nei primi anni del 1900 era impensabile, farlo nelle terre selvagge della Sierra Nevada fu addirittura rivoluzionario”

La fotografia evanescente di Sarah Moon.

Nome d’arte di Marielle Warin è nata in Francia nel 1941 a Vernon ; la sua famiglia è di origine ebraica e con l’arrivo dei nazisti a Parigi decidono di trasferirsi in Inghilterra, Sarah è solo una bambina.

Il suo percorso artistico inizia come modella, ma scopre la passione per la fotografia e inizia a scattare. Nel 1970 inizia la sua carriera di fotografa sempre nel settore della moda ma allo stesso tempo da vita a un suo stile fotografico e inizia a lavorare a progetti personali.

Sarah Moon è una delle più famose fotografe contemporanee ed è una figura chiave nella storia della moda, realizzò diverse campagne pubblicitarie per brand internazionali come Dior, Chanel, Valentino… Con le sue fotografie cerca di immortalare momenti sfuggenti, dinamici spesso drammatici e malinconici. Evoca momenti, sensazioni provenienti da una realtà immaginaria fatta di ricordi e pensieri inconsci.
I temi principali sono la bellezza, l’evanescenza delle cose, la sua fragilità e il passare del tempo.
In un intervista dichiara:
“la bellezza è una specie di Hydra. E’ proteiforme. Ciò che è bello per uno potrebbe non esserlo qualcun altro. E’ un riflesso. E’ un evidenza negli occhi e tuttavia è una percezione individuale. “

Le fotografie di Sarah sono per la maggior parte scattate con una Polaroid su pellicola 665 a colori o in bianco e nero. Utilizza diverse tecniche fotografiche come la doppia esposizione, tempi di posa molto lunghi, soft- focus … Le fotografie sono una fuga dalla realtà, dove vita e morte sono emozioni che si intrecciano, la bellezza si mescola con la malinconia e la solitudine. Sono delle immagini imperfette ma cariche di emozioni.

Citazioni:

“Ho sempre pensato che la fotografia sia un’occasione per mettere in scena, per raccontare una storia attraverso le immagini. Quello a cui miro è un’immagine con un minimo di informazioni, che non ha alcun riferimento a un determinato tempo o luogo – ma che comunque parli, che evochi qualcosa che accaduto poco prima o che può accadere subito dopo“ ”La mia visione sfocata è innata. Sono miope come una talpa. È stato solo quando ho iniziato a fotografare che me ne sono resa conto. La gente mi diceva:- Questa foto non è nitida!. Io non capivo, perché era così che vedevo le cose, non avevo mai portato gli occhiali in vita mia”.

“Mi ricordo di una notte in cui era caduta la neve, al mattino appena sveglia feci quello che non avevo mai fatto: spinta da non so quale necessità fotografi le ortensie del giardino, sepolte. Sul positivo , un rettangolo bianco, c’erano solo delle tracce e dei segni. Non ero più io, ma la vita che raccontava la sua storia: e premendo leggermente l’indice sullo scatto, in un batter di ciglia in una frazione di secondi , la facevo mia. E’ allora che tutto è incominciato, che ho fotografato per me stessa, mentre prima qualcuno me lo doveva chiedere perché osassi.”

I migliori fotografi del 2020.

Oggi vi voglio parlare di due fotografi italiani, Luigi Spina e Matteo de Mayada, hanno ricevuto il riconoscimento di miglior fotografi del 2020 da Artribune.

Luigi Spina è nato il 28 settembre 1966 a Santa Maria Capua Vetere. I temi principali dei suoi lavori fotografici sono i paesaggi, il mare , gli anfiteatri, il legame tra arte e fede e il confronto fisico con la scultura classica. L’ uso del bianco e nero per Luigi Spina è la base del suo lavoro, ha iniziato il suo percorso artistico fotografando paesaggi in bianco e nero ed ha dato il meglio di sé immortalando il patrimonio Canoviano.

“Canova in 4 tempi” è il risultato della ricerca fotografica in solitaria fra le stanze della Gipsoteca di Possagno. In questo volume vuole mostrare al pubblico le fasi creative e di realizzazione delle opere dello scultore Antonio Canova. La prima fase consiste nello studio , è il processo preparatorio dell’opera e la seconda fase è l’opera terminata.

Il fotografo ci spiega : “ Il gesso, è nel atto del concepimento dell’artista, il momento fragile e variabile del sentire il corpo della scultura.” I gessi non sono un opera finita ma hanno molta forza .

Mi è piaciuto molto anche il progetto Ritual Portraits sono una selezione di fotografie in bianco e nero, delle terra cotte provenienti dal santuario nel territorio di Teano. Se siete curiosi di vedere le fotografie di questo progetto, trovate il link qui sotto:

https://www.luigispina.it/copia-di-amphitheatres

Il fotografo ha anche partecipato alla nona edizione del Festival Internazionel di fotografia di Roma con il progetto The Bunchner’s boxes.

Nel 2010 partecipa alla mostra di Napoli O’ VERO con il progetto fotografico Diario Mitico; il fotografo è stato incaricato di fotografare l’intera collezione Farnese con scopo di catalogazione e allo stesso tempo è iniziata una personale ricerca artistica e una produzione di 3.000 negativi in bianco e nero e 2.500 stampe. Ha pubblicato Diario Mitico nel 2017 in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Matteo de Mayada è nato il 1984 a Treviso e attualmente vive a Venezia. Il fotografo in questi ultimi anni si è focalizzato su temi sociali e ambientali. Nel 2019 con Era Mare ci racconta e ci mostra con le sue fotografie l’alta marea di Venezia.

Nel 2020 con il suo reportage a Vo’ Eugano ci mostra uno dei primi focolai di Coronavirus. Il fotografo ha documentato l’emergenza sanitaria nei dintorni di casa sua , tra il Veneto e il Friuli. Con i suoi scatti ci racconta la vita delle persone durante questo straordinario periodo storico.

In un intervista il fotografo dichiara : “ Da parte delle persone ho riscontrato la voglia di condividere la propria storia : ognuno era testimone a modo suo. Dal mio punto di vista, sono sempre stato abituato a fotografare storie e persone lontane da me. Questa volta è stato diverso perché ero parte della stessa cosa. Oltre al dialetto, condivido con loro gli stessi timori e la confusione che hanno caratterizzato questo periodo.”

“ Da quel momento ho iniziato a fotografare le attività essenziali rimaste aperte durante il lockdown e inseguito mi sono dedicato al per
sonale sanitario.”

Il fotografo tiene anche workshop di fotografia e sul processo creativo presso diverse università italiane : Università la Sapienza di Roma, Università IUAV di Venezia e al NABA ( Nuova accademia di belle arti) di Milano.

E’ un artista molto attivo e negli ultimi 3 anni ha partecipato a diverse mostre: la Triennale di Milano 2021, Lettore in Fabula Bari settimana del libro fotografico 2020, Aarhus Danimarca 2020, Fotobok Festival Oslo 2020, The Gallery di Generali Milano 2019-2020, La fabbrica dello zucchero Rovigo 2019…


Ritorno alle radici

Sono in Lombardia da due settimane, ho trascorso i primi 3 giorni a Milano per poi andare a Varese, dove sono nata e cresciuta. Ora mi ritrovo a vivere con i miei genitori, la convivenza è difficile, abbiamo orari e abitudini molto diverse (ci sono incomprensioni). I motivi principali del mio “trasferimento”, sono il lavoro, l’arte e cercare di uccidere i miei mostri, si torna indietro sempre per dei motivi, ci sono alcune cose che a un certo punto della vita vanno affrontate e superate.

In questi ultimi giorni ho raggiunto molti obiettivi, ho allestito una mostra a Milano, ho trovato 2 lavori part-time come barista ( amo il mio lavoro, mi mancava).

SONO FIERA DI ME STESSA !!!

Non mi sarei mai aspettata di stare così bene nella mia città, l’ho sempre odiata, ma in questo momento sto bene qui, ho ritrovato vecchie amicizie e ne sto facendo delle nuove, il mio rapporto con la mia famiglia sta migliorando, ho la possibilità di dare una mano e stare vicino a mia mamma che a giorni dovrà affrontare un altra operazione, speriamo che sia l’ultima.

Vedo delle seconde possibilità e non me le faccio scappare, non ho paura, sono forte, combatto.

YOUR COMFORT ZONE WILL KILL YOU !

Roots Self-portrait Sarabonamiciph.

Maestro come faccio a risolvere i miei problemi? Diventa albero e fatti guidare dalla sua saggezza millenaria. Devi mettere i piedi per terra ed ancorarti ben bene al terreno. Come le radici che si aggrappano con tutta la loro forza alla loro amata terra, è il solo modo per far nascere le gemme. Tu pensi solo ai frutti ma sono le radici che vanno accudite. Le radici maestro? Ma quelle di un albero sono nascoste nel buio e anche le mie. Come posso prenderne cura ? Entra in quel buio, si trova il segreto della fioritura. La luce serve a far sbocciare un fiore che ha già conosciuto le tenebre ed è riuscito ad emergere più forte, più evoluto, più vivo. Cos’altro posso imparare da un’albero? A rimanere ben ancorato al tuo centro, anche durante la tempesta. Esso si lascia portare via foglie e rami secchi dal vento,la sua chioma ondeggia ritornando poi al suo posto, più leggera, più rigogliosa, più pulita. Impara ad in alzarti sempre più verso il cielo, grazie alle radici che divengono ogni giorno più potenti e grazie alle potature necessarie che il tempo e le tempeste portano a compiere. L’albero è il maestro del cambiamento : è in continua evoluzione e non contrasta mai il suo divenire. Come un albero maestro è questo un modo per affrontare i problemi? L’unico possibile! Impara dall’albero che non chiude mai i suoi rami nemmeno durante la tempesta. Non si difende, non si oppone, non si chiude. Si lascia toccare dal vento, dalla pioggia, dalla neve. Fiducioso di mutare ad ogni tocco. Ed è proprio in questo tocco che si nasconde il segreto della sua fertilità.

Elena Bernabè