Stampa on-demand e fotografia.

Cos’è la stampa on- demand ? e cosa c’entra con la fotografia ?

E’ un servizio che ti permette di creare e vendere prodotti personalizzati senza doverti preoccupare del inventario e delle spedizioni. Tu ti devi preoccupare solo di realizzare la grafica.

Trovo questo servizio molto interessante perché queste piattaforme di e-commerce danno la possibilità a creatori, fotografi e artisti indipendenti di vendere le loro creazioni sul web e dare sfogo alla loro creatività .

Esistono tantissime piattaforme che offrono questo servizio come :

Printful, Contrado, Teespring , Redbubble, Zazzle, Zenofilo, Shoprintee, Pixartprinting …

Oggi vi voglio parlare in particolare di tre piattaforme:

  • Zenofilo in realtà è un sito specifico per i fotografi professionisti, oltre alla funzione di portofolio on-line troveremo anche una sezione dedicata alla vendita di stampe di fotografie, abbigliamento e accessori personalizzati (maglie, tazze).
  • Teespring è una piattaforma americana che consente alle persone di creare e vendere abbigliamento personalizzato e diversi prodotti digitali . Io ho iniziato con loro e ho aperto Art in mind. Qui sotto trovate il link per andare a vedere il mio negozio https://tinyurl.com/y23q6qra.
  • Shoprintee è una piattaforma italiana dove possiamo creare diverse tipologie di prodotti personalizzati con le tue grafiche o le tue fotografie ( cuscini, orologi, tazze e abbigliamento). Qui sotto trovate il link per andare a vedere il mio negozio https://tinyurl.com/yyfudwre
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Esercizi per svegliare gli artisti che dormono dentro di voi.

In questo articolo voglio farvi vedere i risultati degli esercizi che ho fatto. Se vi siete persi e non capite di cosa sto parlando andate a leggere l’articolo : Franco Fontana Fotografia creativa- esercizi per svegliare l’artista che dorme dentro di te. Recensione libro.

Vi lascio il link qui sotto:

https://tinyurl.com/y3tmwh3e

Esercizio della mente elastica

Come si fotografa qualcosa che non ha consistenza ?

Esercizio del viaggio

” Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.” Marcel Proust

Esercizio del paradosso

Fontana ci introduce questo esercizio con una domanda: Tutte le parti del vostro corpo vi rappresentano nello stesso modo? In altre parole, in un ipotetico racconto fotografico di voi stessi, una mano avrebbe lo stesso peso del volto? e un piede? e un gomito? Esiste una gerarchia tra le parti del corpo, da questo punto di vista, o possiamo considerarle equivalenti?

Esercizio del bicchiere

Not everything is black- cecità e fotografia.

Not everythig is black è un documentario del 2019 di Olmo Parenti, parla di sei persone non vedenti che raccontano la loro storia e il mondo che li circonda attraverso le fotografie che realizzano. La fotografia non è solo per vedenti ! Fotografare è giocare con la luce per comunicare uno stato d’animo, un momento particolare della nostra vita…Ne sanno qualcosa i protagonisti di questo documentario, compongono le loro fotografie usando il suono, il tatto, l’olfatto e la memoria che gli permettono di vedere perfettamente ogni fotografia che scattano.

Manuele uno dei protagonisti di questo documentario ci racconta come è riuscito a fare delle fotografie: ” Ho cercato di fotografare delle persone, un’anziana, un bambino che grida, una coppia che fuma una sigaretta, sento il rumore della pioggia, gli ombrelli che si aprono, sento l’odore del fumo, sento che ci sono un insieme di persone che vivono la propria vita e sento che non sono troppo vicini, riesco a fotografarli. “

Perchè un non vedente dovrebbe scattare una foto? “Da cieco l’immagine non mi interessa ma voglio condividere con l’altra persona l’emozione che ho provato in quel contesto.”

Olmo Parenti dichiara: ” il progetto è partito come un documentario sulla cecità ma nel momento in cui ho incontrato queste sei persone, ho capito che il mio modo di pormi, di fare domande era diverso dall’idea originale. Parlavo con loro come avrei fatto con chiunque altro.” In questo documentario emergono elementi della vita per il quale tutti noi gioiamo, soffriamo e ci sentiamo insicuri..

Josephine Cardin

Nata a Santo Domingo nella Repubblica Domenicana ha iniziato il suo percorso artistico come ballerina all’ età di 3 anni e non ha mai smesso, con il passare del tempo sono emerse altre passioni, la pittura, le illustrazioni e la fotografia; si laurea in Storia dell’arte in Florida e attualmente vive e lavora a New York. Joshephine Cardin è un’ Artista nei suoi scatti riesce a unire l’amore per la danza, la pittura, illustrazione e crea delle opere d’arte.

Nei suoi autoritratti troviamo il movimento del corpo come mezzo per posare e buttare fuori l’oscurità e aggiunge elementi surreali come frecce, corde, corvi, radici, animali, fiori per scavare più a fondo nella storia di ogni serie fotografica. Il lavoro più conosciuto dell’ artista è Fell Likes sono fotografie monocromatiche modificate con l’uso di matite , carboncini e penne.

In una intervista dichiara di non preoccuparsi troppo della location, ma si concentra sulle emozioni, sull’umore e sul soggetto, questi elementi devono essere sempre presenti nelle sue fotografie.

Definisce il suo stile fotografico emozionale,trasformativo, intenso.

Trovo le sue fotografie bellissime, delle opere d’arte piene di emozioni intense, forti , vicine. Ho scoperto questa fotografa leggendo questo articolo :

http://www.organiconcrete.com/2016/04/05/gli-attacchi-di-panico-raccontanti-dalle-fotografie-di-josephine-cardin/?fbclid=IwAR0ZagoyGDrp9l1RO3-GaafKyxWUrCa7RuYyavPwE3fZzEjj0HYmHGkGLa8

Mi ha colpito subito e ho deciso di fare una piccola ricerca su di lei per conoscerla meglio. Vi lascio i link per andare a vedere il suo portfolio online e il suo profilo IG.

https://cardinphotography.com/

https://www.instagram.com/cardinphotography/

Il fotografo di Mauthausen: recensione del film

Ieri sera su Netlifx ho visto Il fotografo di Mauthausen è un film spagnolo uscito il 26 ottobre 2018 di Mar Targarona, racconta la storia di Francesc Boix fotoreporter partigiano, combattente attivo durante la guerra civile in Spagna contro Francisco Franco. Il fotografo fù imprigionato nel campo di concentramento di Mauthausen ma grazie al suo lavoro, per conto delle SS documentò con migliaia di foto le torture, le uccisioni, gli esperimenti sui prigionieri disabili e la prostituzione all’interno del campo. Il protagonista con l’aiuto di un gruppo di prigionieri spagnoli rischia la vita per far uscire dal campo alcuni negativi e alcune fotografie che mostreranno al mondo intero le atrocità commesse dai nazisti. Ho trovato questo film molto interessante perchè per la prima volta ci viene mostrata la deportazione dei prigionieri spagnoli comunisti. Il fotografo di Mauthausen è un grande omaggio alla fotografia e del suo potere di mostrare la verità.

Qui sotto vi lascio una piccola galleria delle fotografie originali di Francesc Boix.

Il mio percorso fotografico.

Oggi voglio raccontarti della mia passione per la fotografia. Da sempre mi piacciono le macchine fotografiche; mi ricordo che da bambina mi avevano regalato una macchina fotografica giocattolo, era di colore blu me lo ricordo ancora. Ogni volta che guardavo nel mirino e premevo il pulsante appariva un’immagine di Milano, Roma, Firenze ecc.. le classiche cartoline ricordo. La cosa che mi piaceva di più era quella di immedesimarmi in una fotografa e sognare di fare un sacco di foto in giro per il mondo. Qualche anno dopo mi è stata regalata da mio nonno la mia prima macchina fotografica analogica, è stato uno dei regali più belli della mia vita. Era diventata la mia migliore amica, me la portavo sempre con me e fotografavo di tutto, volevo fermare quei momenti… in realtà la cosa che mi piaceva ancora di più di scattare era andare a stampare i rullini fotografici e aspettare con ansia di avere quelle immagini in mano per guardarle e riguardarle più volte. Per tantissimi anni ho utilizzato questa macchina fotografica, anche con l’arrivo delle prime macchine digitali, io continuavo a usare lei , fino a quando non mi ha abbandonato. Purtroppo ho dovuto aspettare tantissimo tempo per riuscire ad averne una nuova, ma nel frattempo usavo le macchine fotografiche dei miei amici o me la facevo prestare. Finalmente un giorno mi sono decisa di comprare la mia prima macchina fotografica digitale, una Nikon semi professionale e ho iniziato a seguire i primi corsi base sulla fotografia, leggevo libri e studiavo manuali da sola, tutt’ora lo faccio. Da lì a poco ho iniziato a propormi come fotografa per eventi e concerti e nello stesso periodo ho avuto anche la possibilità di partecipare a mostre collettive, a progetti artistici… di queste esperienze ho un ricordo bellissimo, è stato un periodo di grandi soddisfazioni per me. Poco dopo ho deciso di andare a vivere da sola e di trasferirmi in Emilia-Romagna e per tanto tempo non ho più coltivato questa mia passione perchè ho dovuto affrontare diverse situazioni non facili, diversi trasferimenti per motivi di lavoro e tante altre cose… fortunatamente sono riuscita a superare tutti questi ostacoli, a trovare finalmente una certa stabilità e un lavoro che mi stimolava molto anche dal punto di vista artistico e ho finalmente ricominciato a scattare. In questo periodo della mia vita vivevo in un piccolo paese di montagna in provincia di Cesena, nel tempo libero passavo le mie giornate nei boschi con i miei cani e inizio a scoprire che amo fotografare la natura , i dettagli del bosco (fiori, radici, rami…) , i paesaggi. Sono fotografie che faccio per me, molti scatti non sono stati neanche pubblicati sui social e vado avanti così per un pò… pochi mesi fa ci trasferiamo in un’altra casa, 20 km più in giù, è circondata dal bosco, vicino a noi ci sono solo altre 3 famiglie, è un luogo molto silenzioso, tutto questo mi sta aiutando molto dal punto di vista creativo erano anni che non dedicavo così tanto tempo alla fotografia, pittura e ora anche alla scrittura ( ci provo). Mentre scrivo queste articolo tutti noi stiamo affrontando questo periodo di reclusione obbligatoria a modo nostro; io ho deciso di fare qualcosa per me, ho deciso di creare questo blog e parlarvi un pò di me.

Mi presento sono Sara e sono una fotografa compulsiva!

I fotografi che hanno influenzato la mia fotografia.

I fotografi che da sempre amo, in cui mi ritrovo e che mi hanno influenzata sono molti: Francesca Woodman, Man Ray, Helmut Newton, Diane Arbus ecc.. Voglio iniziare subito a parlarti di Francesca Woodman , fotografa statunitense nata a Denver nel 1958 era figlia di un pittore e di una ceramista.

Io vorrei che le mie fotografie potessero condensare l’esperienza in piccole immagini complete, nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza.”

Fù il padre a iniziarla alla fotografia, regalandole una macchina fotografica solo all’età di 13 anni. Francesca da subito si dedica all’autoritratto, il primo risale al 1972 (self-portrait at 13 Bouleder, Colorado).

Questo scatto è l’inizio di tutta la sua produzione; ha usato se stessa per esplorare temi come la proprio identità, introspezione, l’adolescenza, la sessualità… In solo 8 anni ha prodotto più di 10 mila negativi e 800 stampe, noi ne conosciamo solo un centinaio. E’ stata una fotografa provocatoria e dall’anima tormenta, il 19 gennaio 1981 decide di buttarsi da un palazzo di New York, nonostante una vita breve fù un’artista influente nel panorama artistico degli ultimi decenni del xx secolo.

Some Disorder Interior Geometris. La sua prima e unica collezione di fotografie applicate su quaderni scolastici del fine 800.

Man Ray è stato un pittore, un grafico, un’artigiano e un autore di film ma è conosciuto come fotografo surrealista.

“Personalmente, ho sempre preferito l’ispirazione all’ informazione.”

Fondò nel 1915 la ” Socety Indipendent Artist “con lo scopo di divulgare opere all’avanguardia. Dedicò molto tempo ai ritratti, nudo femminile e alla sperimentazione che lo portò all’invenzione di uno stile la “Rayografia” e all’uso della tecnica della solarizzazione. La Rayografia la scoprì nel 1921 fece scivolare un foglio di carta sensibile nella soluzione di sviluppo. La luce è in grado di lasciare una forma distorta di tutto ciò che tocca la pellicola.

La tecnica della solarizzazione invece consiste nella pratica di sviluppo dei negativi, i quali sovraesposti vanno incontro a un processo di inversione di toni.

Man Ray con le sue fotografie vuole creare un mondo dove le forme e le regole sono esasperate. Bisogna saper vedere per apprezzare la sua semplicità.

Michael Kenna è nato a Widness nel 1953, all’inizio sceglie la via della vocazione, vuole diventare un sacerdote ma a 17 anni inizia ad appassionarsi alla pittura e alla fotografia, inizia a frequentare la Bunbury School of art.

” Sento che le fotografie in bianco e nero sono generalmente più tranquille e misteriose di quelle a colori. Per me il bianco e nero ispira l’immaginazione dello spettatore e lo porta a completare il quadro con immaginazione. Il bianco e nero non cerca di competere con il mondo esterno e credo che persista di più a lungo nella nostra memoria visiva. “

Nato e cresciuto in una città industriale vicino a Liverpool, era un giovane solitario e passava le sue giornate nei parchi, stazioni ferroviarie, chiese vuote, fattorie… Tutti questi luoghi li troviamo nelle sue fotografie . Michael è famoso per i suoi paesaggi in bianco e nero. I posti che ha fotografato di più sono il Giappone, Cina, Francia e Italia (Emilia Romagna). Per realizzare i suo paesaggi usa tempi molto lunghi di apertura dell’otturatore, per prolungare i movimenti di luce delle stelle o per distendere il moto dell’acqua.

” Ho sempre detto che avrei potuto essere serenamente un fotografo senza pellicola nella macchina fotografica”

Diane Arbus nata a New York il 14 1923, seconda di tre figli cresce in una ricca famiglia e vive tra agi e iperprotettività.

” Ciò che preferisco è andare dove non sono mai stata.”

Diane a 12 anni inizia a manifestare il suo talento artistico, incomincia a dipingere, due anni dopo incontra Alan Arbus da lui impara il mestiere di fotografa e si sposano a 18 anni. La loro vita è piena di incontri con personaggi come Robert Frank, Stanley Kubrick… Nel 1957 divorziano e Diane inizia a cercare il suo percorso fotografico, esplora i sobborghi più poveri, spettacoli di travestimento e scopre il suo interesse per i Freaks, segue gli spettacoli del “Museo dei mostri di Hubert.” e fotografa i protagonisti.

Inizia a ricevere borse di studio, pubblica le sue immagini su diverse riviste, partecipa a mostre ma allo stesso tempo solleva aspre polemiche, le sue fotografie sono ritenute troppo forti e offensive ma Diane è già una fotografa riconosciuta. Durante gli ultimi anni di vita deve combattere contro la depressione e si ammala di epatite. Il 26 aprile 1971 si toglie la vita ingerendo una dose massiccia di barbiturici e incidendosi le vene.

“Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza traumatica. I freaks sono nati con i loro traumi. Hanno già superato il loro test, nella vita. Sono degli aristocratici.“